Paco Consiglio Direttivo ASAF


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| Oggetto: Cadpat History Ven Nov 30, 2007 2:05 pm | |
| Come per il multicam, ecco qua l'articolo comparso su ASNWG-Press quando pubblicammo la prova comparativa tra i vari pattern di nuova generazione (acu, multicam, vegetata, marpat, cadpat, kzs-1)...
CADPAT – brevi cenni “storici”
Innanzi tutto è opportuno cominciare questa “storia” con una doverosa premessa: l’acronimo CADPAT sta per “Canadian Distruptive Pattern”, sicuramente moltissimi conoscevano già il significato dell’abbreviazione, ma non si sa mai! Naturalmente “CADPAT” è un marchio registrato di proprietà del Governo Canadese. Il pattern in questione è ormai parte integrante dell’identità dell’Esercito Canadese, viene utilizzato in due varianti: - CADPAT TW (Temperate Woodland); -CADTPAT AR (Arid Regions).
La nostra prova, per ovvi motivi “ambientali”, si è concentrata esclusivamente sul CADPAT TW, studiato appositamente per essere utilizzato in Nord America ed Europa. Questo spiega la notevole efficacia dimostrata dal pattern nel nostro ambiente Appeninico. Il CADPAT è un pattern cd. “computer generated” (vale a dire realizzato interamente avvalendosi del supporto informatico) che vanta una sofisticata protezione NI (Near Infrared) in modo da rendere l’operatore che indossa una BDU (o altri capi tattici in CADPAT) quasi invisibile, o comunque difficilmente individuabile, utilizzando apparecchi per l’intensificazione dell’immagine (visori notturni). Il tessuto CADPAT (fabric) è composto da 4 specifiche tonalità di verde chiaro, verde scuro, marrone e nero. Da ricerche e test sul campo svolti dall’Esercito Canadese è emerso che le possibilità di essere scoperti a circa 200m. di distanza si aggirano intorno al 40% in meno utilizzando il CADPAT rispetto al vetusto Olive Drab. Passiamo ora alla storia del “nostro” pattern. Stando a fonti coinvolte nello sviluppo del CADPAT, pare che i primi test riguardanti pattern digitali cominciarono in Canada all’incirca nel 1995. Il CADPAT divenne pattern standard dell’Esercito Canadese nel 1997. A questo punto il problema consisteva nel riprodurre esattamente sul tessuto ciò che a qual tempo esisteva solo su computer, le difficoltà consistevano principalmente nel riprodurre in modo efficace la “pixellation” (l’insieme di piccole “macchie” o “punti” che formano il pattern) che rappresenta l’elemento chiave dell’efficacia del CADPAT. Il primo periodo di prova della durata di 6 mesi è stato svolto nel 1998, utilizzando 660 BDUs in CADPAT. Sono state assegnate 2 uniformi per persona ai menbri di 3 Light Infantry Companies (Compagnie di Fanteria Leggera) dislocate nell’Est, Centro ed Ovest del territorio Canadese, composte da 110 uomini l’una. Un test finale sul campo, utilizzando i precedenti dettagli sartoriali, ma con bottoni “coperti” e non “esposti” (come nelle prime versioni testate), è stato condotto nel 2001. Il vero e proprio “battesimo del fuoco”, in un vero teatro di operazioni, il CADPAT lo ha avuto nello stesso anno; venne infatti utilizzato per equipaggiare gli uomini impegnati in Bosnia-Herzegovina nel Settembre 2001 durante l’operazione “Palladium Rotation 09”. Il primo articolo in CADPAT ad essere distribuito su larga scala come dotazione standard è stato il telino copri elmetto per i nuovi elmetti in kevlar. Le truppe di terra lo hanno ricevuto in dotazione fin dal 1998. Il vero e proprio inizio della conversione al CADPAT dell’intero equipaggiamento personale risale al 2001, così come la registrazione ufficiale del copy-right che lo riguarda. Un capitolo a parte lo merita l’annosa diatriba fra Canadian Army e U.S. Marine Corps, su chi sia effettivamente il primo ad aver studiato ed adottato pattern digitali…dalle ricerche svolte, sembra che nessuno dei 2 possa definirsi il “vincitore”! Infatti fu l’U.S. Army 2nd Armored Cavalry Regiment in Europe che, fra il 1978 e i primi anni ’80, utilizzò il cd “Dual Texture Camouflage” (Dual Tex) per mimetizzare i propri mezzi, prima di passare alla colorazione standard NATO a 3 colori. Si trattava di un primo tentativo non eccessivamente “tecnologico”, ma molto valido in termini di efficacia, di utilizzare nuove forme di mimetismo. CADPAT e MARPAT (Marine Pattern Camouflage), sono venuti dopo e naturalmente non hanno interessato i mezzi ma solo gli equipaggiamenti personali (nello specifico capi di abbigliamento). Quanto detto non toglie certo fascino all’acceso “scontro” fra Canadesi ed Americani su chi per primo abbia concepito e studiato l’adozione di un pattern digitale per le BDUs indossate dai propri soldati. Il Corpo dei Marines prese in considerazione la possibilità di adottare direttamente il CADPAT come nuovo pattern, sebbene il Governo Canadese sia il proprietario del copyright del pattern; il quale tramite il Dipartimento della Difesa, vista l’esperienza già maturata, aiutò i Marines nel realizzare un pattern digitale “computer-generated” per le loro uniformi da combattimento, fornendo importanti informazioni sia tecniche, sia a livello di manifattura. Tutto ciò nonostante gli Snipers dei Marines, che svilupparono il MARPAT, abbiano sempre affermato che nessun aiuto sia giunto dai “cugini” canadesi. Certo, erano a conoscenza del CADPAT, ma ritengono il MARPAT una loro creazione esclusiva…a parte il suffisso “PAT”, preso in prestito dai canadesi. Dal lato opposto della “barricata”, il CADPAT Project Manager afferma che il MARPAT è una derivazione diretta del CADPAT. I Marines mostrarono un notevole interesse per questo pattern, come già accennato, quando giunse alle fasi finali di sviluppo. L’interesse crebbe ulteriormente quando i test scientifici evidenziarono la superiorità, a livello di efficacia mimetica, del CADPAT rispetto ad ogni altro pattern per zone temperate al tempo disponibile “sul campo”. L’USMC stava cercando un’uniforme che li distinguesse chiaramente dal resto delle forze armate americane ed il CADPAT avrebbe assolto perfettamente questo compito. Su richiesta USMC, il governo Canadese “condivise” la tecnologia CADPAT con i Marines in base ad un accordo bilaterale (military Exchange Agreement). Solo delle leggere variazioni nel pattern, riguardanti i colori ed i tagli sartoriali, sembra abbiano consentito al Corpo dei Marines di evitare il pagamento dei diritti collegati all’uso del pattern canadese (che come abbiamo visto è protetto da copy-right)…ovviamente con il completo consenso del governo canadese. Stando a quanto riferito da uno degli snipers dei Marines impegnato nello sviluppo del MARPAT, il “progetto MARPAT” ha mosso i primi passi nel Febbraio del 2000 e i Marines erano in possesso di una ridottissima quantità di CADPAT fabric, ma tutto il design del pattern sarebbe comunque “farina del loro (Marines) sacco”. In evidente disaccordo con quanto sostiene il CADPAT Project Manager. L’unica conclusione possibile, tralasciando diatribe ed aneddoti più o meno veritieri, è che entrambi i pattern si comportano estremamente bene, sono decisamente “effective” come direbbero gli anglofoni, negli ambienti per cui sono stati pensati e relaizzti.
Vincenzo “Paco” Minardi _________________
 United We Conquer |
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STEFSI Comitato Garanzia ASAF


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| Oggetto: Re: Cadpat History Ven Nov 30, 2007 2:38 pm | |
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BABU Comitato Garanzia ASAF


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